ConfContribuenti
Anche i ricchi nel loro piccolo dovrebbero incazzarsi
Ultimo aggiornamento Martedì 13 Dicembre 2011 13:32 Scritto da Marco Faraci* Martedì 13 Dicembre 2011 13:31
Immaginiamo la scena.
Il signor Rossi ed il signor Verdi siedono a due tavoli nella stessa trattoria. Mangiano le stesse pietanze e la cucina non è certo di prima qualità; la minestra sembra riscaldata e l’affettato del piatto freddo è un po’ stantio.
Poi il cameriere porta il conto. Il signor Rossi spende 10 euro, mentre al signor Verdi vengono chiesti 1090 euro. Quest’ultimo rassegnato mette mano al portafoglio – sono tanti soldi, ma gli pare poco opportuno e poco elegante protestare. Il signor Rossi, invece, batte con virulenza il pugno sul tavolo, richiamando l’attenzione generale della sala, e va diritto dal proprietario della trattoria a protestare perché il signor Verdi ha pagato troppo poco.
Assurdo, vero? Sì, ma è un’assurdità che ci è molto familiare.
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Basta Stato! L’esempio vincente del Cile di Piñera nella riforma delle pensioni
Ultimo aggiornamento Mercoledì 07 Dicembre 2011 12:07 Scritto da Elisa Mercoledì 07 Dicembre 2011 12:05
Non possiamo negarlo. Il decreto salva (o affonda, a seconda dei punti di vista) Italia del Governo Monti non ha fatto piangere solo la ministra Fornero, ma probabilmente un altro paio di milioni di italiani: giovani preoccupati per il loro futuro, uomini e donne preoccupati per il loro presente, e qualche centinaia di migliaia di imprese, costrette a mantenere per altri 4, 5, 6 anni dipendenti dei quali avrebbero fatto volentieri a meno, soprattutto in questi tempi di crisi.
Ma come abbiamo fatto ad arrivare ad avere 2 mila miliardi di debito pensionistico, che è quasi la metà dell’intero debito pubblico finanziario di tutti i paesi UE? La risposta è semplice: il sistema pensionistico Italiano, non ha funzionato. E allora perché mettere toppe qua e là, pagate ogni 5, 10 anni dai lavoratori Italiani? Sarebbe tempo di riformare l’intero sistema pensionistico del paese, prendendo ad esempio spunto da quello Cileno, considerato uno dei sistemi migliori al mondo.
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Quelli contro le tasse
Scritto da Administrator Martedì 29 Novembre 2011 19:05
In questo articolo di Alessandro Da Rold e Marianna Venturin per Lettera 43 si parla anche di ConfContribuenti
La via della crescita non preveda nuove tasse
Scritto da Francesco Felloni* Lunedì 28 Novembre 2011 12:35
La crisi del debiti sovrani impone alla politica di operare delle scelte impopolari – in primis quelle che la riguardano e che ne limitino la pachidermica invadenza - dopo che per troppi anni queste sono state rimandate. Ma la sostenibilità del nostro immenso debito pubblico è perseguibile solo a patto che tali scelte siano indirizzate verso azioni di risanamento che aiutino la crescita del Paese. In questo contesto è bene ricordare che mai nessun paese al mondo ha potuto registrare una crescita stabile e duratura quando lo Stato ne assorbiva più del 40% della ricchezza creata dal settore privato. Oggi in Italia il Leviatano fagocita più del 50% di quanto produce il privato, e una drastica riduzione di questo livello di prelievo è il presupposto indispensabile dal quale far partire ogni riforma per la crescita.
Spread for dummies: spiegare lo spread a comuni mortali (e ai politici)
Scritto da Elisa Serafini Giovedì 17 Novembre 2011 11:18
Viste le recenti figuracce dei nostri politici che in giro per le trasmissioni fornivano spiegazioni tanto creative quanto errate di cosa fosse il tanto famigerato “spread”, è forse il caso di chiarire, in modo veramente semplicissimo, cosa voglia dire questa parola e quali implicazioni abbia sulla nostra vita.
In breve, la parola “spread” (letteralmente “estensione”) indica la differenza tra i rendimenti dei titoli di stato italiani, e quelli tedeschi.
Per chiarire di cosa si tratti un bond è utile confrontare il comportamento degli Stati, a quelli dei comuni cittadini.
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Spot antievasione: per la legge italiana, lo stato ha licenza di mentire
Scritto da Diego Menegon Giovedì 17 Novembre 2011 08:39
Il 18 ottobre scorso l’AGCM ha esaminato la segnalazione con cui ConfContribuenti denunciava lo spot dell’Agenzia delle entrate e del Ministero dell’economia e delle finanze contro l’evasione per pubblicità ingannevole. L’esito, notificato in questi giorni all’associazione denunciante, è tra i più desolanti.
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Non comprate i btp, comprate il patrimonio pubblico!
Ultimo aggiornamento Domenica 13 Novembre 2011 20:11 Scritto da Gionata Pacor Giovedì 10 Novembre 2011 13:49
In questi giorni ha fatto notizia l’invito di un lettore del Corriere della Sera a comprare i titoli del debito pubblico, e sembra che molte persone abbiano raccolto l’invito. Oscar Giannino sul sito Chicago Blog spiegava perché questo fosse un cattivo investimento: se i tassi di rendimento di quei titoli sono saliti è perché il rischio di default è aumentato. Non solo, sarebbe un investimento che finanzia il debito pubblico dell’Italia senza ridurlo.
Mi permetto quindi di lanciare due iniziative. La prima è un appello simile a quello apparso giorni fa sul Corriere: cari risparmiatori e investitori, invece di comprare i titoli del debito pubblico comprate gli immobili pubblici.
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Un paese che non attrae è un paese che non cresce
Ultimo aggiornamento Martedì 01 Novembre 2011 18:32 Scritto da Elisa Serafini Martedì 01 Novembre 2011 18:25
Si sente parlare molto di una possibile riforma del lavoro. Ce la chiedono la BCE, le imprese, gli investitori, ma anche semplici cittadini che hanno capito che per guadagnare, e lavorare, bisogna necessariamente riformare il sistema che regola l’economia del nostro paese.
Sicuramente i sindacati italiani hanno grosse colpe nel mancato o rallentato sviluppo del sistema lavoro del nostro paese, ma anche i governi che si sono succeduti negli anni hanno fatto di tutto per non fare niente.
Se è vero infatti che lo sviluppo economico può essere condizionato da tantissimi aspetti, da quelli geografici a quelli culturali, passando per storia e metereologia, (e gli economisti per anni hanno dibattuto proprio su questo punto), è ormai provato che la crescita economica di un paese sia profondamente condizionata dalle istituzioni, e quindi dai governi, che creano o meno attrattività per le imprese.
Questa attrattività si compone di diversi aspetti, tra i più importanti (e interessanti) spiccano sicuramente la facilità di fare business, e la tassazione, entrambi conseguenza ed effetto delle politiche pubbliche delle istituzioni del paese.
Per spiegare come funzionino questi due fattori in Italia, basta mettersi nei panni di due aspiranti imprenditori, che chiameremo, con o senza riferimenti particolari, Silvio e Pierluigi...
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Un dissesto finanziario pianificato: per una responsabilità civile dei politici
Scritto da Administrator Martedì 18 Ottobre 2011 19:41
All’Ispettorato per la Funzione Pubblica
Piazza Sant'Apollonia, 14 - 00153 – Roma
Con la presente si chiede il risarcimento ai sensi dell’art. 81 del R. D. 18 novembre 1923 n. 2440 del danno erariale causato dalla classe politica italiana, che ha provocato il dissesto finanziario in cui si trova l’amministrazione pubblica nel suo complesso.
La sussistenza del danno all’erario è evidente agli occhi di tutti visto il dissesto finanziario in cui si trova il paese. Il debito pubblico è pari a circa 120% del PIL, la spesa per interessi sul debito pubblico è pari a circa 75 miliardi di euro l’anno.
La consuetudine politica, sia in tempi di recessione che in tempi di ripresa economica, è stata sempre quella di spendere più di quanto si riusciva ad incassare con le imposte. Ciò è imputabile sia ai governi che hanno formato il debito pubblico (in particolare quelli che tra il 1981 ed il 1994 hanno visto crescere il debito pubblico dal 55% al 121% del PIL), sia quelli che si sono limitati a “gestirlo”, facendolo cioè crescere in valore assoluto dai 1.057,27 miliardi di euro del 1994 ai circa 1923 miliardi attuali.
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SI ALLA PATRIMONIALE, MA PER BUROCRATI E POLITICI
Scritto da Gionata Pacor Domenica 02 Ottobre 2011 09:06
Recentemente si parla insistentemente di patrimoniale: l’obbiettivo è quello di risanare il bilancio e di ripianare almeno in parte il debito pubblico e per questo ci si interroga su chi debba pagare, cercando di non far pagare “sempre i soliti”.
Si sostiene che chi ha di più debba contribuire, con la patrimoniale, pagando una parte di quello che ha accumulato negli anni, senza tener conto del fatto che chi ha prodotto e guadagnato di più ha anche dato più lavoro, creato più benessere per tutti e, di conseguenza, pagato più tasse.
Il discorso è in genere incentrato sulla “solidarietà”, per cui chi ha di più “deve” dare di più (come se la tassazione in Italia non fosse già progressiva), oppure è spesso argomentato con una odiosa presunzione di colpevolezza: chi ha fatto i soldi è come minimo un evasore, se non anche uno sfruttatore ed un delinquente.
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Evasore. Eroe o parassita?
Ultimo aggiornamento Venerdì 30 Settembre 2011 14:14 Scritto da Roberto Enrico Paolini Venerdì 30 Settembre 2011 13:57
Ormai da qualche tempo un spot si aggira per l’etere di mamma Rai... gli scatti di una macchina fotografica, le immagini di alcuni simpatici animaletti si posano sul video e poi compare lui, il parassita: l’evasore. Faccia da galeotto, occhio da furbetto del quartierino. L’incarnazione del male. E poi la lezioncina finale: se tutti pagassero le tasse, più servizi per tutti e tutti pagherebbero meno. Questo è lo spot realizzato dall'Agenzia delle Entrate contro il quale Confcontribuenti ha presentato denuncia all’Agcom per pubblicità ingannevole: infatti, il parassita non è l’evasore, ma il burocrate, il politico, il nullafacente pubblico che da anni saccheggiano la parte produttiva del paese, paralizzandolo.
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