Contro l'imposta di scopo
Scritto da Francesco Felloni Martedì 12 Aprile 2011 13:04
Che l’Italia copra la non inviadibile posizione di fanalino di coda trai i paesi europei per capacità di attrarre investimenti stranieri è ormai un dato che non sorprende più visto il quadro normativo sempre instabile ( si pensi al tardivo e inopportuno interventismo del governo nella vinceda Parmalat), l’elevatissima pressione fiscale ( superiore al 50% per le aziende ) e la cronica invadenza e lentezza della burocrazia ad ogni livello; soprende negativamente però che il Bel Paese, e la Toscana in particolare, perdano anche terreno nella capacità di attrarre turismo straniero nonostante l’immenso patrimonio culturale e paesaggistico di cui entrambe sono dotate.
A sancire questo triste dato è il rapporto sul turismo internazionale reso pubblico pochi giorni fà da Banca Italia, che ha preso in esame in particolare gli ultimi tre anni , ovvero da quando la recessione mondiale ha fatto sentire la sua morsa in tutti i settori dell’economia , ivi compreso appunto il turismo.
Se a livello Italia il numero di visitarori è rimasto invariato nel triennio, la Toscana purtroppo registra un calo del 6,2%; analogamente più negativi che a livello nazionale sono i dati toscani sui pernottamenti, -10,6% nel granducato e -7,3% per il dato nazionale, e quello realmente importante sulla spesa effettuata dai turisti stranieri, -13,7% in Toscana a fronte di un -6,4% italiano.
Interessante è anche analizzare i dettagli relativi alle province toscane, ed in questa sede quella pisana: se il calo toscano nel triennio ’08-’10 sul fatturato del settore è come detto del 13,7% , Pisa perde 27mln€ pari a un -27,3% e registra quasi 800mila pernottamenti in meno equivalenti ad un -20,3%, doppio del calo a livello toscano ( -10,6%).
Se già a livello toscano queste cifre sono impietose e ripropongono forti ombre sulle capacità dei nostri amministratori di sfruttare le enormi potenzialità che la nostra regione indiscutibilmente detiene e ne confermano l’incapacità di liberare il settore di lacci, lacciuoli e alte tasse che gravano come macigni sulla voglia di intrapresa e sugli investimenti privati, lo sono anche e purtroppo ancora di più a livello pisano.
Il turismo pisano, oltre alle note carenze sul fronte dell’arredo e degrado urbano, manca di una reale e concreta offerta integrata che sappia convincere i numerossi arrivi stranieri a trattenersi e spendere di più. In questo quadro sembra paradossale che solo si ipotizzi l’istituzione della tassa di scopo su ciascun pernottamento per finanziare nuovi investimenti nel settore. Come è possibile che i nostri amministratori ignorino le più elementari basi di economia e come funzioni il mercato? E’ vero che i turisti non votano, ma è difficile non comprendere che per effetto della traslazione delle imposte il maggior costo per un singolo pernottamento indurrà inevitabilemente una minore domanda di servizi turistici e spingerà verso una crisi ancor più profonda gli esercenti pisani che di turismo (soprav)vivono.
La tassa di scopo, lungi dall’essere la soluzione del problema, rischia di diventare l’ultimo atto vessatorio su un settore che è già con l’acqua alla gola. Questa come ogni nuova tassa sulle attività economiche, se da un lato risponde agli appetiti mai sazi della politica, dall’altro in periodo di crisi si configura come un estrema unzione ad un malato già agonizzante.
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